Al Marinaio:
una nave insabbiata nel territorio Trentino

Progetto: Edificio polifunzionale
Committente: Giovanni Groff
Ubicazione: Trento sud
Progetto architettonico: Arch. Sergio Franchini, Bolzano – Arch. Ing. Maurizio Dallavalle,Trento
Collaboratori: Paolo Dal Castello - Marco Valerio
Progetto strutturale: Ing. Armando Mammino – S.I.G.E.S, Povegliano (TV)
Collaboratori: Ing. Manuel Forte - Arch. Sandro Moro - Ing. Enrico Tonon
Installatore rivestimenti esterni e lattonerie: Tecnolattonerie Rossi,Trento
Materiale di rivestimento: zinco titanio Rheinzink®, commercializzato da Alpewa
Tecnica di posa: grandi scaglie
Premessa
Da sempre l’architettura è il racconto di storie. Anzi, di più. È il desiderio di voler cambiare la faccia delle cose e la visione del mondo racchiusa in un angolo di città, in uno spazio urbano delimitato e delimitante, per permettere a chi lo abita o a chi solo lo osserva di cogliere in esso una sua propria bellezza. Così la missione più alta di un architetto è quella di realizzare edifici e luoghi di incontro che oltre a facilitare la socializzazione, siano al tempo stesso spirito di un territorio e identificatori di un tessuto sociale. Le strade per raggiungere questo obiettivo sono solo due: o progettare costruzioni che con l’ambiente in cui sono inserite trovino una loro logica coerente o prender apertamente le distanze dal contesto, scegliendo soluzioni progettistiche assolutamente discordanti rispetto al costruito preesistente. La sfida in questo secondo caso è altissima: non c’è nessuna via già tracciata, mancano del tutto riferimenti precisi a cui attenersi. Si tratta di reinventare tutto, di creare dal nuovo. In una parola: di essere non solo progettisti, ma pionieri.

La filosofia progettuale
È questa la scelta che hanno adottato con coraggio i progettisti Franchini e Dallavalle cimentandosi con quella nolands ritagliata su un tessuto della provincia di Trento confinato da una parte dalla viabilità e il fiume Adige (che definiscono il limite occidentale della città), sullo sfondo dalle cortine montagnose che delimitano la Valle dell’Adige e, poco più in là, dalla linea ferroviaria che attraversa la città in direzione nord/sud.
Da questo carosello di vuoti e pieni (il pieno della città costruita da una parte e il vuoto della campagna dall’altra), dall’alternanza di forme sinuose e naturali (il corso dell’Adige) e geometrie rigide e artificiali (la linea autostradale e quella ferroviaria), è scaturita un’architettura non convenzionale, che non risente del genius loci, prende le distanze da un costruito pressoché inesistente o comunque troppo distante per poter esser tenuto in esame, e si dichiara per quello che appare. Ovvero qualcosa di assolutamente impattante, che non può sfuggire né per la mole né tantomeno per la geometria. Un’architettura che fa casa a sé. Eppure, vista nel suo contesto, questa struttura progettata per ospitare un complesso polifunzionale rivolto alla socializzazione e al benessere, pare l’unica geometria possibile. Morbida e algida al tempo stesso, proprio come lo spirito di questi luoghi.
Impenetrabile eppure aperta all’incontro, come la natura di queste montagne. Rigida ma non austera: la facciata in zinco titanio grigio che la riveste completamente ricorda il tono dei monti sullo sfondo ma riflette il colore del cielo che qui, nelle giornate serene, è di un opale abbacinante. Opale che, non a caso, è stato ripreso quale unica nota di colore nella scala di accesso e su parte della facciata.

Dati progettuali
Progetto: 2005-2006
Realizzazione: 2007-2009
Superficie del lotto: m² 4026
Superficie coperta: m² 1198
Volume fuori terra: m³ 9400 ca.
Volume complessivo: m³ 16000 ca.
Un edificio sostenibile
In linea con un concetto di sostenibilità che non si esaurisce con l’utilizzo di materiali naturali (come lo zinco titanio della pelle esterna), si sono ottimizzati tutti gli impianti, rivolti al risparmio energetico e al rispetto ambientale. Sulla copertura, la superficie relativa al volume principale è trattata a “tetto verde” mediante la ri-copertura del solaio con un’opportuna stratigrafia che consente la presenza di un manto erboso e vegetazione di piccole dimensioni che, assorbendo l’acqua meteorica, limita le quantità di scarico delle stesse acque.
La riduzione del fabbisogno energetico primario è stata ottenuta adottando un sistema di coibentazioni tali da garantire il contenimento delle dispersioni in regime invernale e quindi con l’installazione di un sistema di recupero del calore per la copertura del fabbisogno energetico per la produzione di acqua calda ad uso sanitario, nel periodo estivo.
Il comfort ambientale è assicurato dall’adozione di sistemi di riscaldamento e raffrescamento del tipo radiante a bassa inerzia, in grado di garantire condizioni ottimali di benessere per gli occupanti, attraverso una compensazione tra le superfici attive e le superfici trasparenti ed opache.
Tutti i volti di un progetto
Se si chiede all’architetto Franchini dello studio Atelier 14 di esprimere con un appellativo un nome che identifichi il suo progetto, risponde che in molti si sono sbizzarriti a ribattezzarlo coi termini più dissimili. Ma a lui piace vederlo come una sfinge che si misura unicamente con l’orizzonte del territorio aperto. O come una nave insabbiata o un’astronave in attesa di decollo.
A noi le scaglie dello zinco titanio che lo ricoprono fanno pensare a un grande cetaceo arenato su questa terra verde come il mare dei tropici. Perché è vero: viene istintivo trovare un’immagine antropomorfa a cui associarlo.
In un’architettura dove l’invenzione si tocca, chi lo guarda ne rimane contagiato e la fantasia prende il sopravvento. Ma Franchini a queste parole si schernisce: “Nessun architetto inventa niente. La progettazione è sempre il risultato di una ricerca su quanto altri hanno già fatto in giro per il mondo. Noi non abbiamo mai avuto la pretesa di fare un’operazione avanguardistica; ci siamo ispirati, questo sì, a certe soluzioni creative di Zaha Hadid, a certi dettagli di Adalberto Libera ma soprattutto ci siamo lasciati influenzare dalle suggestioni che questa fetta di terra priva di una sua precisa identità urbana ci ha ispirato. Ne è nato quindi un ‘muro’ che assume spessore, funzioni e un preciso ruolo urbano e che tenta coniugazioni dialettiche con l’intorno. Un ‘muro che protegge la città’ correndo lungo la viabilità al limite delle sue possibilità edificatorie. Un ‘muro che nega se stesso’ quando si solleva da terra verso nord/ovest per evidenziare il suo debole spessore e l’impossibilità a proseguire. Un ‘muro che vive’ quando indossa una pelle di zinco/titanio per riflettere i colori del cielo e i bagliori notturni della circolazione sulla tangenziale. Un ‘muro familiare’ che si presenta con i medesimi materiali che in altri luoghi e per altre funzioni l’autostrada offre alla vista di quanti la percorrono, solo a scala più urbana. Un ‘muro che quasi scompare’ verso la città quando si affaccia ad essa con un corpo di fabbrica a misura d’uomo intonacato e ricco di elementi edilizi tipici dell’edilizia residenziale. E tagli orizzontali che fanno intuire percorsi. E superfici vetrate che preludono a luoghi di sosta, di lavoro, di comunicazione, che permettono di intravedere i collegamenti verticali e nello stesso tempo privilegiano la vista delle cortine montagnose al di sopra dei capannoni della zona artigianale”.

La pelle di zinco titanio
Non è nuovo per gli architetti Franchini e Dallavalle l’utilizzo dello zinco titanio: “L'abbiamo usato spesso sia a Trento che a Bolzano in precedenti lavori e quindi per noi è stato una scelta quasi obbligata, senza particolari ripensamenti. Fin dall’inizio avevamo come punto fermo la scelta progettuale di una parete ventilata, per cui – al di là della matericità e della bellezza insite nel materiale – ci occorreva una schermatura verso il fronte della strada che avesse determinate caratteristiche di durata, con spessori sottili e non pesanti. Per le tinte avevamo la possibilità di scegliere tra le tre varianti che offre questo tipo di rivestimento, ma fin da subito la nostra preferenza è andata al grigio chiaro preossidato che è stato posato in grandi scaglie. Conferiscono alla costruzione quell’effetto pelle che richiama una corazza”.
Il grigio prepatinato su cui la scelta è ricaduta conferisce a questa, come alle architetture in genere, una pulizia formale e un’eleganza sobria. Il tono chiaro fa dello zinco titanio un elemento che si armonizza con tutti i materiali da costruzione – dal vetro al legno all’acciaio – e, se posato correttamente, garantisce ottime prestazioni e non necessita di alcuna manutenzione nel tempo.
La posa e l’installazione
È stata scelta la Tecnolattonerie Rossi per la realizzazione della posa in opera della “pelle”, nelle facciate e in copertura, composta da Rheinzink® a grandi scaglie. Con un’esperienza di tre generazioni nel settore delle lattonerie civili e industriali e una struttura composta da ufficio tecnico, commerciale, amministrativo e oltre 10 posatori specializzati, la Tecnolattonerie Rossi si è specializzata nel rivestimento di facciate e coperture di pregio.
L’importante bagaglio di conoscenze tecniche ha consentito all’azienda di Cadine (TN) di porsi come qualificata figura di riferimento per progettisti e imprese di committenza nella scelta delle soluzioni tecniche più appropriate per la copertura di strutture architettoniche anche dalle forme ardite. Grazie alle dimensioni non elevate dei suoi pannelli, il Rheinzink® a grandi scaglie si adatta perfettamente anche a soluzioni costruttive dalle geometrie complesse e consente di ricoprire le superfici con varie tessiture, trovando la sua ideale collocazione nelle facciate estese e nelle coperture.
L’utilizzo di questo materiale nella realizzazione de “Al Marinaio”, in tutti gli oltre 9.400 m3 di volume fuori terra, ha consentito di realizzare quei caratteristici effetti ottici che col loro spiccato impatto visivo sono la principale caratteristica architettonica del Centro polifunzionale. Il costante dialogo in fase progettuale tra i progettisti, la società Alpewa che commercializza in Italia il Rheinzink® e la Tecnolattonerie Rossi ha consentito di realizzare un piano di posa in opera estremamente particolareggiato e studiato in ogni minimo dettaglio.
Lo studio preventivo a più mani ha evidenziato i punti critici e ha permesso di procedere all’installazione del materiale nella massima linearità e senza particolari problemi. Uno degli aspetti fondamentali della fase di posa in opera è stato il rispetto degli allineamenti: era necessario infatti riuscire a rispettare al millesimo le linee tracciate in origine per non inficiare tutta l’installazione e col rischio di infiltrazioni di acque meteoriche all’interno della struttura.
Le operazioni di posa della “pelle” – il volume complessivo dell’opera sono circa 16.000 m3 – sono avvenute in due fasi distinte. Nella prima, durata circa due mesi e mezzo, si è provveduto alla collocazione della sottostruttura quindi, in circa tre mesi di lavoro, si è proceduto alla posa delle grandi scaglie di Rheinzink®. La realizzazione del manto di copertura e delle pareti esterne è il risultato di un perfetto gioco di squadra tra i progettisti, che hanno disegnato le linee sinuose dell’edificio, i tecnici della Tecnolattoneria Rossi e quelli di Alpewa. La loro sinergia, unita all’esperienza e alla professionalità, ha consentito di giungere ad un’opera architettonica che manterrà inalterate nel tempo tutte le sue valenze estetiche e tecnico-prestazionali.

Il committente
È quello che si aspetta Giovanni Groff, committente e titolare del Centro polifunzionale. A questo progetto non lo legano solo valori imprenditoriali, ma soprattutto affettivi.
“Al Marinaio”, nome per lo meno insolito in una provincia nel cuore delle Dolomiti che col mare ha davvero poco a che spartire, è un omaggio esplicito alla memoria paterna di Luigi Groff. Quando, a ridosso della seconda guerra mondiale venne chiamato al servizio militare, refrattario all’idea di dover sottostare alle bizzarrie di un mulo come tutti i suoi coetanei “obbligati” alla leva negli alpini, si propose per la Marina, dove viene accettato. Si imbarcò quindi sulla Corazzata Littorio quando la guerra stava cominciando e ci passò più di sei anni. Taranto, Laghi Amari, il Canale di Suez, le battaglie in mare aperto e la vita di bordo si fissarono nella sua memoria: quei ricordi indelebili segnarono per sempre la sua vita per seguirlo in ogni scelta successiva.
Il frutto del suo aver vissuto e girato il mondo lo portò, a guerra finita, a saper analizzare e quindi realizzare con grandissimi sacrifici delle attività commerciali delle quali il figlio Giovanni e la sua famiglia ne sono oggi la continuazione. A Luigi si deve nel 1974 la lungimiranza di aver precorso i tempi vedendo in quella fetta di terra collocata a ridosso di quella che solo qualche anno sarebbe diventata la linea di quella che oggi si conosce col nome di A22, l’ideale collocazione di un locale di ristoro chiamato, appunto, “Al Marinaio”.
Per la particolare ubicazione isolata ma a ridosso della tangenziale di collegamento a Trento divenne il punto di riferimento per chi arriva in città. Al figlio Giovanni, testimone dello spirito avventuriero di Luigi e personificazione del comandamento “Onora il padre”, è spettato nel tempo il compito di preservare i sacrifici del genitore e… Farne di nuovi. Solo suoi, questa volta. La nuova sede del Centro polifunzionale chiamato con lo stesso nome del locale precedente ne è il risultato. Ampliato nell’idea e nei servizi offerti – con sale riunioni, ristorazione, rosticceria, punto di informazione turistica, degustazione vini nonché albergo garni – oggi “Al Marinaio” è una struttura che è stata progettata con un’attenzione particolare ai problemi dell’inquinamento luminoso, predisposta al recupero delle acque piovane e con una copertura di zinco titanio che concorre ad eliminare una parte di smog dell’aria. Giovanni Groff ha lasciato ai progettisti carta bianca, nonostante “ogni mattina – ammette sorridendo l’architetto Franchini – me lo ritrovavo in cantiere con un’idea diversa rispetto al giorno precedente”.
Non ha mai avuto nessun ripensamento, invece, riguardo al materiale della facciata. “Mi sono fidato dell’esperienza del progettisti che l’avevano già utilizzato precedentemente. La prima volta che nella mia vita ho visto una copertura simile è stato quando l’hanno posata sul mio centro! Certo, soprattutto all’inizio molti non la capivano: era troppo diversa rispetta a quelle cui siamo soliti vedere nel nostro territorio. Eppure, quando il lavoro si è concluso, quella pelle ha dapprima incuriosito e poi affascinato. Me per primo.
Ogni giorno a mezzogiorno in punto, una canna d’organo che Groff ha fatto costruire da un eclettico professionista che ha lavorato per la Fenice di Venezia, scandisce come la sirena di una nave tre segnali sonori. Nel gergo marinaresco equivalgono a un saluto: è il segno di amicizia e di rispetto che si scambiano le navi quando si incrociano in mare. Per Giovanni Groff sono un tributo in onore del “Marinaio” e un omaggio riservato ai suoi clienti.
Altre aziende coinvolte nella realizzazione
Progetto idro-termo-sanitario ed elettrico: Unitec Group - Per. ind. Giuliano Sadler - Ing. Mauro Morelli, TrentoStudi geologici e geotecnici: Geol. Annalisa Cuoghi - Trento
Coordinamento sicurezza: Ing. Roberto Zanini, Trento
Per le fotografie: Fototonina, Trento
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