Area Riservata

Alpi ed Appennini, architetture in quota:
dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia, lassù qualcuno ti ama

Il territorio montano italiano è variegato e caratterizzato dalla regione che lo ospita. Ma l'architettura, a qualsiasi latitudine, ha caratteristiche comuni. Vediamone alcune.



Progetto: Architetture montane
Ubicazione: Alpi italiane e svizzere
Materiali: Zinco-titanio Rheinzink® e alluminio Prefa®
Tecniche di posa: Aggraffatura, tegole e scaglie

Premessa

Da quando l'escursionismo è ritornato in auge tra le discipline di montagna, è apparsa evidente l'incapacità di molti rifugi di rispondere alle accresciute esigenze di vitto e alloggio. Si è corsi ai ripari ora ristrutturando e ampliando, ora innalzando ex novo tutta una serie di nuovi edifici atti a rispondere alle mutate esigenze turistiche.
Nel modo di costruire tipico delle popolazioni montane c'è sempre stato qualche cosa legato alle esigenze, alle necessità di sopravvivenza; un'architettura dettata da vincoli e dalle particolarità dei luoghi. Le vecchie costruzioni che oggi vengono definite tipiche o tradizionali, non sono frutto di scelte ma conseguenza di necessità. Così i vari insediamenti, le case, le stalle, i luoghi di culto, i rifugi sono stati costruiti in passato senza seguire particolari stili architettonici o gusti personali, ma stili obbligati, basati su equilibri strettamente necessari.
Anche oggi come in passato è necessario rispettare appieno le caratteristiche morfologiche e climatiche per progettare un nuovo edificio ad alta quota.
In più, nelle realizzazioni che andremo a incontrare in questo servizio, troveremo un ulteriore filo rosso che ha accomunato le differenti strategie progettuali: la particolare attenzione che gli architetti hanno posto nei confronti del tema dell'efficienza energetica e della sostenibilità ambientale. La riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di gas inquinanti, l'utilizzo delle fonti rinnovabili, il corretto smaltimento dei rifiuti, sono divenute pratiche comuni per la sostenibilità del paesaggio montano. Ma ancora molto resta da fare: se l'obiettivo è infatti quello di sostenere una forma nuova di turismo ecocompatibile nei territori montani, è necessario da parte di tutti (istituzioni, enti e professionisti) insistere sulla ricerca. Una ricerca che tenda sempre più verso la progettazione e gestione sostenibile dei vecchi e dei nuovi rifugi. Solo con questo modus operandi la crescita della qualità architettonica sarà accompagnata - doverosamente - anche da un'accresciuta qualità ambientale.
Le ultime architetture di alta quota costruite in questi anni sulle Alpi e qui analizzate dimostrano come sia possibile coniugare la conservazione dei valori culturali e ambientali dei territori di montagna con i valori di identità e sviluppo.
Obiettivi raggiunti grazie anche alla copertura o al rivestimento metallico che accomuna tutti gli esempi qui esposti.
 

Rifugio Dalmazzi

Il progetto del rifugio Dalmazzi, ristrutturato nel 2003, localizzato sul Monte Bianco a quota di m 2590 sul versante sud del vallone del Triolet nel comune di Courmayeur, è stato caratterizzato per la scelta di soluzioni che in fase esecutiva hanno consentito un contenimento dei tempi, dei costi e un totale controllo della sicurezza in cantiere. Gli elementi essenziali del disegno voluto dallo Studio Giacopelli di Torino, hanno privilegiato la debolezza formale e la semplicità costruttiva: da un lato si è scelto di riquadrare il volume in pietra dell'edificio principale e, dall'altro si è adottata la logica strutturale dell'ampliamento dell'87.

Ne è scaturito un edificio essenziale e funzionale, che si è integrato "naturalmente" con le strutture esistenti, senza stravolgere l'immagine attuale. In nome della semplicità formale, i progettisti sono riusciti così a legittimare l'inserimento di un elemento artificiale, minuscolo se confrontato con la dimensione del suo immediato intorno naturale, ma comunque in grado di trasformare visivamente il contesto circostante.
Il rivestimento delle pareti in zinco-titanio Rheinzink (posato dalla ditta Gualandris) conferma la versatilità di utilizzo di questo materiale che può andare a ricoprire anche le strutture dalle linee più ardite donando all'edificio elevate qualità estetiche e, soprattutto, arricchendolo dal punto di vista tecnico-costruttivo-prestazionale.
 

Spa Bergoase

Anche in questo caso, così come per il rifugio Dalmazzi, la scelta di Rheinzink ha caratterizzato il progetto di Mario Botta, sia pur con finalità costruttive diverse, per la Spa Bergoase ad Arosa, in Svizzera.
"Abbiamo immaginato di costruire senza costruire, di affermare la presenza del nuovo attraverso dei corpi emergenti (foglie, alberi, lucernari con una propria geometria) e lasciare interrato il grande volume con il programma funzionale", spiega il progettista ticinese che ha disegnato un'architettura dal forte impatto visivo, collocandola nel parco che si sviluppa tra la struttura alberghiera e la montagna. Uno spazio dove il confronto fra uomo e natura è una costante sottolineata da un potente paesaggio: ad Arosa riaffiora lo spirito della lotta ancestrale fra l'uomo e la montagna.
Qui ciò che è visibile all'esterno è soltanto la spettacolare copertura dalle geometriche forme vegetali realizzata da Spenglerei Arnold AG: simili a grandi foglie, questi inediti lucernari lasciano passare la luce che, bianchissima nelle giornate di neve, regala un'atmosfera davvero magica agli ambienti sotterranei.
Una soluzione dalla forte personalità, quindi, ma fatta anche di rispetto verso il villaggio circostante. Il centro benessere non si vede, se non nei suoi "prolungamenti" fatti di trasparenza e di geometrie vegetali. A collegare il centro benessere con l'albergo è una passerella in vetro e acciaio, concepita anch'essa per enfatizzare la leggerezza e la trasparenza del complesso. Mai come in questo caso progettuale l'architettura sembra davvero voler imitare ciò che la circonda.
 

Forte Corno

Situata sopra il paese di Praso, la fortezza "Forte Corno" è uno degli edifici militari più importanti e meglio conservati del Trentino occidentale. Rispetto ai casi precedentemente trattati, quindi, la costruzione in esame ha un valore non solo architettonico, ma soprattutto storico.
Il progetto di recupero, affidato allo studio Dalla Valle Associati di Trento ha privilegiato  in prima battuta un approccio cognitivo al manufatto - con una approfondita ricerca sia storica che topografica e morfologia dell'ambiente.
Per i 2.300 mq di costruzione, i progettisti hanno scelto un materiale naturale, che con la sua superficie di colore neutro si inserisce in maniera discreta nel paesaggio; un materiale quale il Rheinzink pre-patinato in uno spessore di 0,7 mm di metallo posato dalla ditta Bertelli Srl di Gianico (BS).

La peculiarità di questa lega è quella di formare all'esposizione di agenti atmosferici (acqua e aria) una patina protettiva. Il decapaggio Rheinzink conferisce una esclusiva finitura di superficie in grado di mantenere integre le proprietà intrinseche del metallo e consentire al materiale di sviluppare la patina in forma naturale, per mostrare nel tempo il caratteristico invecchiamento.

 

Rifugio Francesco Gonella

Conservare e preservare l'antico come "museo a cielo aperto" delle testimonianze dell'alpinismo dei pionieri e delle loro capanne di cui il Rifugio Gonella antico è una testimonianza preziosa; aumentare sensibilmente il livello di confort offerto all'alpinista; creare un edificio energeticamente efficiente che permetta di ridurre i costi di gestione futuri e di minimizzare l'impatto in termini di emissioni.
Questi i punti cardine del progetto del Rifugio Gonella situato sul Monte Bianco, voluto dal CAI di Torino e ideato dall’Arch. Antonio Ingegneri, che fa capo allo studio di progettazione EsaEngineering. Si tratta di un edificio "rispettoso dell'ambiente" perché non considera solo l'aspetto esterno, ma anche i costi, i consumi, le emissioni necessarie per produrlo, montarlo e gestirlo. La costruzione, che oggi viaggia a pieno regime, è infatti del tutto autonoma per quanto riguarda le fonti energetiche attraverso la riduzione dei consumi e lo sfruttamento degli apporti passivi disponibili in loco (forte irraggiamento solare). Sul piano visivo formale il volume del rifugio, curvo verso valle, riprende le curve di livello della cresta su cui sorge ricolmando il vuoto creato dallo spianamento che fece posto all'edificio precedente, la parete frontale inclinata ne prosegue idealmente il filo e l'angolo formato con la falda del tetto la frastagliatura propria dei massi dislocati che creano lo skyline delle Aguilles Grises. Inserito in un ambiente dai forti contrasti e dalla predominanza di soli due elementi, la roccia e il ghiaccio, il rifugio è a sua volta costituito da due semplici elementi: il legno e il metallo.
Il legno che ne forma ossatura e pareti lo rende isolato, elastico, leggero e confortevole; la lamiera lo protegge dalle intemperie e dall'azione degli UV, vestendolo di un manto grigio e argenteo per quella a valle, come le rocce che lo circondano.
 Le caratteristiche dell'accoppiata di questi due materiali hanno definito nell'arco di più di un secolo una soluzione vincente per le prime capanne storiche che hanno saputo superare le forti azioni meteoriche, i cedimenti del terreni di fondazione pervenendoci senza danni irreparabili a differenza di quanto costruito in muratura e cemento qualche decennio più tardi. Riprendendo questa tecnica tradizionale in chiave moderna la struttura del nuovo Gonella è costituita da telai in legno lamellare di elevata resistenza, da solai e pareti sempre in legno costituiti da un sandwich di vari strati di legno e isolante. Questi materiali permettono di realizzare una struttura molto robusta, molto leggera e soprattutto capace di tollerare forti deformazioni che il terreno in perenne movimento impone a qualsiasi struttura in quota. La tecnologia prescelta per le lamiere di rivestimento posate è di due tipi: lamiera a doppia aggraffatura in alluminio verniciato 8/10 e doghe estruse ondulate da 20/10 in alluminio anodizzato montate con particolari fissaggi a scomparsa che permettono lo scorrimento delle lamiere senza forarle.

 

Ristorante Liechtensteinhaus

L'ampliamento del ristorante di montagna Liechtensteinhaus a Semmering - ad opera dei due architetti viennesi Werner Fürtner e Hannes Tonn - ha aggiunto alla struttura esistente, del 1978, tanto tipica quanto poco vistosa, una nuova costruzione in grado di spiccare per funzionalità e stile.
Fürtner e Tonn hanno scelto un approccio volto a conciliare il vecchio e il nuovo e si sono ispirati al tipico rifugio di montagna, che in quelle zone si costruisce da secoli. Il design moderno e al tempo stesso funzionale e l'uso di materiali innovativi rendono la costruzione innovativa senza però tagliare i ponti con il passato.
La nuova struttura, essenziale e indipendente, è molto più che un semplice ampliamento di quella vecchia. Costruita su una piattaforma in calcestruzzo, essa si poggia sul terreno in pendenza e, con i suoi fianchi convessi e inclinati, sembra una nave attraccata. L'edificio è collegato alla vecchia struttura soltanto da un ponte che funge da giuntura, evidenziando nella struttura edilizia passato e futuro.

Per l'esterno sono state riprese le tradizioni costruttive della regione montuosa. Proprio come il rifugio tradizionale, la parte nuova della Liechtensteinhaus ha il tetto laminato e pareti rivestite con una copertura squamata.
I prodotti Prefa, posati a regola d'arte dall'installatore Herbicek della Stiria, si sono rivelati ideali come materiali di costruzione. Il tradizionale tetto a spiovente è rivestito di lastre aggraffate verticali in alluminio verde opale, richiamando così i classici tetti in rame dei dintorni. Anche le pareti laterali mantengono la stessa tonalità di colore. I 160 mq sono stati ricoperti con le apprezzate scaglie quadre in alluminio Prefa. Le pareti frontali sono rivestite con le lastre in alluminio grigie di Prefa, creando così un gradevole contrasto cromatico e strutturale.

L'alluminio si è, nel tempo, rivelato essere non solo un materiale edilizio ideale solo a livello estetico per la struttura e i colori, che permettono di richiamare le tradizioni strutturali della regione, ma offre anche grandi vantaggi dal punto di vista tecnico, in particolare per la possibilità di creare strutture complesse. Infatti, rispetto alla tradizionale lamiera di rame, che oggi come oggi richiede troppi sforzi ai lattonieri, l'alluminio è più facile da lavorare. Inoltre, non è soggetto a corrosione ed è perciò estremamente resistente alle intemperie, caratteristica molto importante in regioni dalle condizioni climatiche estreme. L'alluminio, poi, non rilascia sostanze inquinanti nell'ambiente, rispettando quindi le risorse naturali. Inoltre, la superficie squamata riprende otticamente le tradizionali scandole in legno o lamiera, creando così ancora una volta il legame con la tradizione.

 

Rifugio Rasciesa

E per finire questa nostra carrellata nelle più belle località alpine la Val Gardena e il Rifugio Rasciesa "Raschötzerhaus". Tra tutte le realizzazioni fin qui viste questo rifugio - con una spettacolare vista sulle Dolomiti - è quello che più ci ricorda il "classico" bivacco alpino.
Il rifugio Rasciesa "Raschötzerhaus" venne costruito nel 1903 dalla sezione Val Gardena del Club alpino "DÖAV - Deutsch-Österreichiscer Alpenverin". Dopo la Seconda Guerra Mondiale il rifugio venne preso in gestione dal CAI di Bolzano. Nel 1997 si decise di chiudere il rifugio a causa della mancanza di interventi di risanamento e della mancata messa a norma degli impianti sanitari ed elettrici. Nel 2005, dopo tanti anni di trattative il Comune di Ortisei acquistò il rifugio Rasciesa e, sempre nello stesso anno, venne presa la decisione di ricostruire il rifugio Rasciesa. Il progetto del nuovo rifugio è stato elaborato dall'ingegnere dott. Flavio Mussner. I lavori di ricostruzione del rifugio sono stati eseguiti negli anni 2009 e 2010, contemporaneamente alla costruzione della funicolare al posto della seggiovia.
Il 21 dicembre 2010 è stata applicata la targhetta "Casa clima A+" e congiuntamente si è festeggiata l'apertura della stagione invernale.
Per la copertura del tetto del rifugio Rasciesa realizzata dal lattoniere Manuel Santifaller, sono state scelte le tegole Prefa: per la qualità, la lunga durata e la sicurezza che un tetto Prefa è in grado di soddisfare.

Nella scelta dei materiali per la ristrutturazione o per nuovi fabbricati, le richieste sono sempre più esigenti. Una volta realizzato un nuovo tetto, questo dovrebbe essere eterno e senza necessità di manutenzione. È il materiale che in questo caso fa la differenza. L'alluminio è un metallo leggero che grazie alle proprie caratteristiche, non arrugginisce né si disgrega. Forma autonomamente uno strato protettivo che lo rende resistente alla corrosione. Grazie a speciali metodi di fissaggio, un tetto in alluminio è in grado di resistere persino a violenti raffiche di vento fino a 235 km/h. Un altro vantaggio dell'alluminio è il peso estremamente ridotto e l'alta resistenza. Con soli 2,3 kg/m², le tegole Prefa sono tra i materiali di copertura più leggeri ma anche più resistenti in assoluto. Con sole quattro tegole è possibile coprire la superficie di un intero metro quadrato. 8 colori standard Prefa e un ampio programma di accessori garantiscono tetti esteticamente elaborati ed estremamente durevoli. Il materiale di base di tegole, scandole e scaglie quadre Prefa è garantito 40 anni contro rottura, ruggine e congelamento in condizioni di inquinamento ambientale naturale e di posa eseguita a regola d'arte da parte dell'installatore.


 

 

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